Il prete partigiano
Don Sante Nespeca ricostruì due chiese, nascose una radio sotto la canonica e guidò ottomila uomini fino al mare.
"Enrico bene arrivato. Salute prete!"— Radio Bari, 1943
Il seminario, le chiese
Nato a Castorano nel 1912, viene ordinato diacono nel 1935 e nominato vicerettore del seminario di Ascoli dal vescovo Cattaneo. Quando arriva a Castel di Croce, trova due chiese fatiscenti — Santa Maria del Popolo e il tempio di San Severino — e un paese che si sta spopolando. In quattro anni le ricostruisce entrambe. L'inaugurazione cade nello stesso giorno, l'8 settembre 1939: insieme alle chiese, apre un nuovo oratorio per la gioventù del borgo.
La radio, la Banda Paolini
Dopo l'armistizio del 1943, la canonica diventa un nodo della Resistenza picena. Una radio clandestina viene nascosta sotto il pavimento. Il comando della Banda Paolini — guidata da Gianmario Paolini, sottotenente piemontese delle guardie di finanza — si stabilisce per un periodo nella casa stessa del parroco, arsenale compreso.
Quando i fascisti arrestano il caporale inglese Enrico Fischer, un primo tentativo di liberarlo sulla strada di Montemonaco fallisce. La notte stessa, i partigiani circondano la caserma di Force. Il maresciallo cede prima dell'alba. Il messaggio di risposta da Radio Bari sarà solo una riga: "Enrico bene arrivato. Salute prete!"
Il sentiero verso il mare
Tra l'agosto e l'ottobre del 1943, migliaia di prigionieri alleati in fuga dai campi di Sforzacosta, Servigliano e Monte Urano risalgono la montagna. Dalla Fontevecchia di Castel di Croce, don Nespeca e i suoi parrocchiani li accompagnano attraverso sentieri nascosti fino a Cupra Marittima, a Fosso San Giuliano. Sotto la villa del Conte Vinci, i capitani Makì e Ranieri coordinano il trasbordo su barche da pesca verso le navi alleate al largo.
Ottomilaseicento uomini passano da qui. Nessuno viene catturato durante il transito.
Il 12 marzo 1944
Un messaggio portato da Ascoli da Severino Cataldi annuncia l'attacco: "giorno 9, ore 9". La risposta partigiana viene organizzata dal tenente Paolini e dal sottotenente degli Alpini Settimio Berton, in presenza di don Nespeca. A Rovetino i partigiani prevalgono, un solo caduto: Gino Capriotti, detto "Saltamacchia". Tre giorni dopo, il 12 marzo, i tedeschi attaccano direttamente Castel di Croce con fuoco di mortaio. Il paese cade dopo ore di sparatoria. Don Nespeca viene ferito.
Il testamento
"Ritorno per il vero riposo e per la mia attesa cristiana tra i miei battezzati. […] Ho chiamato otto sacerdoti all'Altare e tra questi un missionario. Li riconoscerò, lo credo davvero, da un murmure stupendo: forse il rosario per don Sante."
Muore a Roma nel 1986. Le sue spoglie vengono dapprima poste nel cimitero di Castel di Croce. Nel 2018, dopo l'intitolazione del belvedere alla sua memoria, vengono traslate nella chiesa di San Severino — la stessa che, da giovane vicario, aveva ricostruito pietra su pietra.